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Monday, February 27, 2006

Todos Caballeros

Todos Caballeros di Davide Riondino e Dario Vergassola, 21 febbraio 2006.
Intervista di Luigi Starace.

Protagonismo, indulgenza e sviluppo. No da comici non ci si aspetterebbe tanto.
Eppure della conversazione con il duo Riondino e Vergassola è ciò che rimane.
Chaplin diceva che i migliori comici sono quelli che riescono a spiegarsi il proprio dramma o almeno a renderlo in termini comprensibili a sé.

In questa messa in scena aperta, open space, non c’è risata grossa, ma divertita.
La parola follia viene riproposta continuamente che ci si abitua.
Non c’è scenografia ma ambientazione. Non è una storia ma un accadimento quello proposto. Accade infatti che in un momento qualsiasi della propria vita ci si scopra comparse nella messa in scena della propria esistenza.


Attuale in un mondo che cerca in tutti modi di essere sul segnale mediatico giusto, Don Chisciotte o semplicemente DonChi, “come neanche in parrocchia sognerebbero di chiamare un parroco” vecchio di 400 anni ma non affatto invecchiato racconta di una odience a uno, al minimo: il cavaliere dalla triste figura e il suo scudiero. Legati a doppia mandata, ma lo si intende dopo fino a che punto, quando lo spettacolo è finito.

Sancho Panza è il plesso con il reale, il protagonista cosciente sempre un passo indietro sulla comprensione della follia del padrone resa in parole, la sostanza più vicina all’essenza di un pensiero, sempre un passo avanti nell’accompagnarla verso una nuova meta.

Don Chiscotte, vittima dell’incantesimo del mago avverso oltre che del delirio, necessario, dell’Amore ha pronta invece una spiegazione per tutto e la sua logica del crederci comunque e nonostante tutto delinea, atemporalmente, tutta la fragilità e tedio dell’essere umano.

Nella caverna di Dulindarte viene proclamato: “E’ lui chi ci salverà ? Se non è lui sarà un altro.”
Altro che pensiero debole novecentesco.

Si : è uno di noi. Non risolve problemi, non offre soluzioni il Don Chisciotte della Mancha ma pone questioni. Importante è affrontarle. Il duo “comico” questo sembra suggerire.



La follia-diversità serve o fa più bene ai cosi detti normali o a chi ne è portatore ?

Riondino- Il “Don Chisciotte“ mette in scena un momento di follia necessario: sono giganti o sono mulini quelli che deve abbattere ? Sono mulini, ma lui dice che sono mulini perché c’è un “incantamento” del mago Festone che rende i giganti mulini. Come a dire che quella che viviamo è una realtà non assoluta bensì relativa.

Quindi è tutta una questione di prospettive ?

Riondino- Certo. Uno deve avere la capacità di vedere la propria vita come una vita d’avventura, una vita di cui è assolutamente protagonista e non solo gregario, una comparsa di vite di altri , un servo, un figurante.

Vergassola- E’il bisogno di sentirsi al centro dell’universo…o almeno del proprio.

Riondino- L’essere umano è nato per sviluppare maraviglia e bellezza, questo ci vuol dire il Don Chiscotte. Certo è un utopia realizzarlo e se si ci trova in un contesto in cui queste esigenze umane vengono mortificate da macchine, oggetti spigolosi e inquadrati è più che legittimo che si cerchi la bellezza con lo sguardo della meraviglia e si che combattano quelle realtà che negano questa meraviglia. Meraviglia intesa come orgoglio di vivere. E’ soltanto se hai una visione oltre quello che è la cronaca contemporanea che tu parli al futuro. E questo libro, il Don Chisciotte della Mancha, parla da 400 anni.

Vergassola- Tra i due uno deve essere già la comparsa dell’altro … questo è uno dei “problemi” che mostriamo.

Questo è nella coscienza di un intellettuale, ma portare questa inclinazione alla sorpresa dell’Essere a chi non ha neanche l’illusione ( come accade invece per la cosiddetta intellighenzia ) di poter gestire un particolare della propria vita, come per esempio ad una casalinga ?

Vergassola- Mah… ognuna arriva ai fornelli con una strada diversa, poi qualcuna scopre gli psicofarmaci …

Riondino- Il malessere dipende anche da chi comanda e se lo fa male.

Ma la frustrazione ci sarebbe con qualsiasi tipo di governo al potere…

Vergassola- Beh se le ragazze di Manfredonia cominciassero a darla…

Riondino- Noi (artisti) non dobbiamo educare la gente o istradarla, noi siamo delle persone normali che cercano di seguire questa strada della bellezza. Non viviamo in maniera meravigliosa però sappiamo che c’è una contraddizione fra quello che si vive e la realtà. Ognuno deve proteggere l’elemento di meraviglioso che ha dentro. La scintilla di protagonismo, l’essere al centro del proprio romanzo, c’è anche nel fare la casalinga o l’impiegato. E’ compito anche di un muratore, ortolano,geometra, operaio, medico operare per la bellezza e qui in Europa è possibile: ci sono nel nostro continente continui segnali di questa lotta alla realtà.

Vergassola- Realtà trattino squilibrio.

Riondino- Dall’architettura alla letteratura se ne possono trarre infiniti esempi su come si possa e debba combattere per la bellezza. Don Chisciotte sceglie la via sentimentale ed è una delle vie alla meraviglia che tutti possono percorrere, poi ognuno sviluppa in modo proprio questo meraviglioso istinto alla bellezza…

Vergassola – …o al mostrare la bellezza. Che pure è importante e piano, magari anche divertendoti cominci a leggere, a interessarti alla pittura, si legge …
Ho una visione del mondo come una ruota dentata : un meccanismo in cui tutto è sfalsato di qualcosa, eppure funziona, anche se ogni componente è in ritardo rispetto all’altro…

Ci si educa ad un gusto ?

Vergassola – Si. Questo perché non nasciamo con la consapevolezza della misura delle cose: è come per la televisione purtroppo: se il segnale è brutto, anche se la trasmissione è interessante, la spegni, cambi canale.Ma volgio dire di più: l’idea della morte è piu vicina, rispetto a prima. Ogni giorno sembra che bisogna tener banco e portar via il piu possibile. Manca ciò che ti fa dire : è troppo. La”misura”, senza scomodare il termine forza d’animo, che ti fa capire che sei andato oltre. Prendi un grosso fuoristrada: ha una grossa cilindrata, consuma tanto, le strade sono piccole, manca la benzina, non c’è parcheggio e se ho una Panda mi uccidi se ci scontriamo…che lo compri a fare ? Magari qualcuna te la da lo stesso….Gli psichiatri avranno sempre piu lavoro…

Riondino- Esiste il male, il combattimento fra una forma degenerata di condursi e il suo contrario.

Vergassola- Tutti dovremmo avere un po’ di più in partenza. La famiglia è un grosso aiuto in ciò. I ricconi mandano i figli alle scuole dove è vietata la televisione, per esempio…


Don Chisciotte alla fine del suo “viaggio”…

Vergassola- Secondo me non si salva

Riondino- Realtà e immaginazione: l’importante è porre una questione non dare delle risposte. La gente continuamente produce immaginazione. Il fatto che l’Umanità possa e voglia raccontare l’indecisione tra diventare un pirla o uno conformato sta a significare che il tema è tutt’altro che superato. Sancho vicino il letto di Don Chisciotte agonizzante afferma che non c’è niente di più stupido che morire di melanconia e allora pur di non farlo morire soffia sui suoi deliri raccontando che Dulcinea è da quelle parti…ma non ci riesce.

Vergassola- L’idea di ingannare i sogni con i sogni non è male.

Matrix ? Beh allora una marzullata la sgancio: si dice che più la scienza diventa complicata più essa finisce per somigliare alla magia, Vergassola, Lei come si esprimerebbe ?

Vergassola- Con la mia perfezione di sex symbol: è cosi magica che le donne non se ne accorgono…



Possibile rivederli in zona il 14 marzo al Teatro del Fuoco di Foggia.

Luigi Starace
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